ROMA – Nel 2008 Davide Manuli, già attore, regista e assistente personale di Al Pacino e Abel Ferrara in diversi progetti, realizza “Beket“, una pellicola a basso costo ispirata ad “Aspettando Godot”, mitica pièce teatrale di Samuel Beckett. Il risultato è un film estremamente interessante da un punto di vista visivo, se non altro per il tentativo di rendere in immagini cinematografiche il vuoto che il grande autore irlandese aveva saputo celebrare con quella che forse è la sua opera più conosciuta e apprezzata. Fabrizio Gifuni e Paolo Rossi sono Vladimiro e Estragone che, ormai stanchi di aspettare Godot, intraprendono un cammino nella landa desolata che li ospita; sebbene non vi sia una linea narrativa chiara e malgrado qualche eccessivo, anche se involontario, riferimento al cinema di Ciprì e Maresco, “Beket” è una pellicola che i cinefili sapranno apprezzare e che riesce a porsi comunque come intrigante “alternativa” a quel cinema fatto troppo spesso di facili battute e storie prevedibili.
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