Salute

Pressione alta, una ricerca rivela come il tè è in grado di ridurla

Bere il tè è associato a una serie di benefici per la salute, inclusa la riduzione della pressione alta. Una ricerca dimostra come le catechine, presenti nel tè verde e in quello nero, rilassano la muscolatura liscia che riveste i vasi sanguigni, favorendo la riduzione della pressione sanguigna. Questa scoperta è importante perché può portare allo sviluppo di farmaci migliori contro l’ipertensione.

Il tè è una delle bevande più apprezzate al mondo, seconda solo all’acqua. Sia il tè verde che il tè nero si ricavano dalle foglie dello stesso arbusto, Camellia sinensis  anche se il tè verde, che è prodotto da foglie non fermentate, contiene più antiossidanti.

Diversi studi hanno scoperto che il tè verde inibisce la formazione di tumori, abbassa la pressione alta e riduce il rischio di malattie cardiache. Tuttavia, il meccanismo molecolare responsabile dell’effetto sulla pressione sanguigna non era ancora chiaro.

Alcuni scienziati dell’Università della California, Irvine (UCI) e dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, hanno scoperto che gli antiossidanti nel tè aprono i canali ionici e possono rilassare i muscoli che rivestono i vasi sanguigni. I ricercatori riportano i risultati sulla rivista Cellular Physiology & Biochemistry.

Leggi anche: Pressione alta, 20 cibi alleati contro l’ipertensione

Pressione alta, fattore di rischio prevenibile

La scoperta potrebbe guidare la realizzazione di farmaci antipertensivi più efficaci, che potrebbero potenzialmente migliorare la salute di milioni di persone in tutto il mondo.

Secondo il National Heart, Lung, and Blood Institute, il controllo o l’abbassamento della pressione alta può aiutare a prevenire malattie renali croniche. Ma anche attacchi di cuore, insufficienza cardiaca e anche demenza.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che più di 1 miliardo di persone nel mondo soffrano di pressione alta.

Il nuovo studio mostra che due composti flavonoidi di catechina (epicatechina gallato ed epigallocatechina-3-gallato) che sono presenti nel tè, attivano ciascuno un tipo specifico di proteina del canale ionico Kcnq5. Questo consente agli ioni di potassio di diffondersi dalle cellule per ridurre l’eccitabilità.

Un lavoro precedente di alcuni degli stessi scienziati suggerisce che questo canale proteico potrebbe essere alla base degli effetti antipertensivi di diverse piante mediche.

Inoltre, i ricercatori hanno notato che il riscaldamento del tè verde a 35 °C altera la sua composizione chimica in un modo da renderlo più efficace nell’attivazione del cabale Kcnq5. Il beneficio del tè, però, ci sarebbe senza l’aggiunta di latte.

Gli studiosi hanno infatti scoperto che quando il tè nero veniva applicato direttamente alle cellule contenenti il canale K5, l’aggiunta di latte ne impediva gli effetti benefici.

Claudia Montanari

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